Spesso penso che la città non sia più la mia dimensione. Vorrei vivere a contatto con la natura, toccare con mano il trascorrere delle stagioni,l’alternarsi della natura che dorme e si sveglia e rinasce e si prepara al sonno, di nuovo.Mi piacerebbe vivere in una dimensione più umana, scandita da ritmi diversi che non siano quelli della sveglia e della corsa quotidiana, tra traffico, impegni,corse affannate, spesso per motivi che non hanno davvero importanza.
Poi, penso a cosa mi mancherebbe maggiormente se lasciassi la città:le luci.
Le luci di una città sono, per me, quanto di più rassicurante e consolatorio si possa avere,mi mettono il buon umore, mi tranquillizzano, dissipano le ombre ed è come se le dissipassero anche dentro di me, quelle ombre raggelanti che, ogni tanto, avvolgono l’anima e i pensieri.Le luci danno sicurezza, mi fanno pensare alla vita, che pulsa in me e in ciò che mi circonda.Affacciarmi da casa e vedere il buio mi spaventerebbe molto, vedrei un mondo oscuro e ostile in cui non mi sentirei affatto al sicuro, un mondo buio che affollerebbe di pensieri tortuosi la mia mente, rubandomi la tranquillità e la sicurezza.
Forse è per questo che, penso, non farò mai una scelta così drastica, mi tengo la città, isterica, caotica e puzzolente ma, per me,rifugio accogliente.
Mio nonno mi raccontava sempre fantastiche storie di solidarietà,in tempi in cui tutto scarseggiava e il poco era tanto.C’era la gioia di aiutarsi e l’altruismo era una dote conosciuta e applicata con naturalezza. Le porte di casa erano sempre aperte, si entrava e si usciva con familiarità, nelle case e nelle vite altrui, senza curiosità morbosa ma con affetto e gentilezza: si era tutti un pò parenti. Io,fortunatamente, ricordo ancora un pezzetto di quel mondo,l’ho vissuto prima che scomparisse completamente, ingoiato dalla diffidenza e dall’egoismo. Maggiore era la stabilità sociale e l’agiatezza raggiunta, tanto più veloce diventava il menefreghismo verso gli altri.Ora, spesso, non si conosce nemmeno il nome dei vicini di casa o di pianerottolo, e le nostre porte sono ermeticamente chiuse da serrature di sicurezza anti-uomo.La trasformazione di una società sociale e socievole in una disincantata e richiusa su se stessa è avvenuta nel giro di pochi anni e così anche l’uomo ha chiuso i “portoni della mente “, disinteressandosi sostanzialmente del prossimo, stabilendo dei clan chiusi, formati da familiari o da pochi amici, in cui entrare è difficile se non impossibile.Si sono così avverate le parole di Eugene Delacroix: l’uomo è un animale sociale che detesta i suoi simili.