Mio nonno mi raccontava sempre fantastiche storie di solidarietà,in tempi in cui tutto scarseggiava e il poco era tanto.C’era la gioia di aiutarsi e l’altruismo era una dote conosciuta e applicata con naturalezza. Le porte di casa erano sempre aperte, si entrava e si usciva con familiarità, nelle case e nelle vite altrui, senza curiosità morbosa ma con affetto e gentilezza: si era tutti un pò parenti. Io,fortunatamente, ricordo ancora un pezzetto di quel mondo,l’ho vissuto prima che scomparisse completamente, ingoiato dalla diffidenza e dall’egoismo. Maggiore era la stabilità sociale e l’agiatezza raggiunta, tanto più veloce diventava il menefreghismo verso gli altri.Ora, spesso, non si conosce nemmeno il nome dei vicini di casa o di pianerottolo, e le nostre porte sono ermeticamente chiuse da serrature di sicurezza anti-uomo.La trasformazione di una società sociale e socievole in una disincantata e richiusa su se stessa è avvenuta nel giro di pochi anni e così anche l’uomo ha chiuso i “portoni della mente “, disinteressandosi sostanzialmente del prossimo, stabilendo dei clan chiusi, formati da familiari o da pochi amici, in cui entrare è difficile se non impossibile.Si sono così avverate le parole di Eugene Delacroix: l’uomo è un animale sociale che detesta i suoi simili.
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